E’ questo il primo film di cui mi va di parlare e che considero uno dei migliori, se non il migliore, dell’anno.

letto

Questo non è un film di quelli che ti fa uscire dalla sala contento di aver passato 90 minuti in compagnia di un buon horror.

Non è  un film che ti fa venire il dubbio che sotto il tuo letto si possa nasconda qualche mostro.

E non è neanche un film che ti fa venire il dubbio che il mostro possa essere dentro di te.

Perché sul fatto che dentro di te ci sia un mostro, The Babadook non ha alcun dubbio.

E’ il mostro che assale continuamente ogni donna che sente di non essere la madre che vorrebbe.

E’ il mostro che tortura ogni donna che si sente in colpa per non riuscire ad amare come vorrebbe il proprio figlio, attribuendogli responsabilità che in fondo sa non essere sue.

E’ il mostro che perseguita ogni donna che non riesce ad andare avanti dopo quel giorno che l’ha segnata e che ogni anno ritorna per ricordarle ancora una volta che niente sarà mai più come prima.

Dal nostro Babadook personale non si può scappare. Provarci potrebbe avere addirittura conseguenze peggiori. Ma si può controllare, addomesticare. Lo si può confinare in angolo di noi, nutrendolo e riuscendo alla fine a conviverci.

armadio

Credo si tratti di questo.

Girato con una sensibilità che solo, o quasi, una donna può avere, The Babadook è un film che ti entra sottopelle e probabilmente resta lì, come il male che vuole raccontare.

Tutto questo viene rappresentato con una cura maniacale per i dettagli e con un senso estetico invidiabile. Una fotografia che cambia come cambiano i bravissimi protagonisti, una messa in scena semplice, elegante e senza fronzoli che esalta il senso di inquietudine di cui la pellicola è pregna.

Una scena su tutte dimostra come questo film sia superiore a qualunque altro horror uscito negli ultimi anni. Il bacio del bambino a sua madre, l’amore che scaccia l’odio con un gesto semplice, quasi infantile, e mostrato senza traccia di retorica.

in braccio

Un film ambientato quasi per intero tra le quattro mura domestiche ma che finisce in territori ben più ampi.

Un film per gli occhi, per la mente, ma soprattutto per il cuore che è già un classico.

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