It follows – David Robert Mitchell (2014)

Grazie Koch Media per aver portato anche da noi questo ottimo horror, anche se ovviamente con notevole ritardo.

Ambientato in un tempo indefinito, a tratti anni 80 a tratti un futuro molto prossimo, It follows comincia mostrandoci una ragazza visibilmente scossa che scappa di casa diretta in spiaggia. Nell’inquadratura successiva la novella Laura Palmer è morta e, a giudicare dalla posizione, anche male.

Poi seguiamo Jay, una ragazza sulla ventina che dopo essere uscita con un ragazzo per andare al cinema, apparentemente l’unico luogo di ritrovo della città, si apparta con lui per del buon sesso. Si sveglierà legata ad una sedia con il ragazzo in questione che la inviterà ad andare il prima possibile a letto con qualcun’altro, pena essere seguita ovunque da…qualcosa, che inevitabilmente la ucciderà.

La trama è effettivamente semplice ma il punto di forza è una messa in scena uscita dagli anni 80 e che strizza più volta l’occhio a Cronemberg, Lynch, Carpenter e in generale ad un certo tipo di cinema che sembrava scomparso. Soprattutto nell’horror. Il ritmo è lento ed inesorabile come la creatura da cui scappare, e l’atmosfera è resa ancora più tesa da una colonna sonora mai invadente eppur molto presente. La “creatura”, una sorta di zombi romeriano mutante, non abbandona quasi mai lo schermo e questa sua onnipresenza fa percepire la mancanza di una via di uscita, l’impossibilità di liberarsi da questa maledizione, la sensazione che anche “passandola” a qualcun’altro non si sarà mai del tutto al sicuro. Nel bel finale infatti, Jay capirà che non potrà mai liberarsene e che l’unica cosa possibile è semmai scegliere in che modo affrontarla.

Gli attori, tutti molto giovani, se la cavano egregiamente ed i personaggi sono tratteggiati in maniera tutt’altro che superficiale. L’ambiente nel quale questi personaggi si muovono è molto interessante. Una città praticamente deserta, senza genitori, adulti, luoghi di ritrovo. Una città depressa probabilmente, che sembra tagliata fuori dal resto del mondo. Una città dove i ragazzi si trovano a vivere una condizione di disagio.

Il sesso, elemento quasi sempre presente negli horror, specialmente in quelli degli anni 80 da cui It follows attinge a piene mani, viene affrontato in maniera molto elegante e per niente volgare. Di sicuro non è un elemento di contorno o una scusa per mostrare qualche tetta. Non è ben chiara una posizione dell’autore rispetto al sesso occasionale, filo rosso che lega gli eventi narrati, ma verso il quale non si nota una particolare denuncia o legittimazione. Di sicuro però non viene trattato superficialmente. Viene mostrato il modo diverso di approcciarsi a esso a seconda delle situazioni. Da divertimento, ad atto puramente meccanico per raggiungere uno scopo, a manifestazione di emozioni ben più grandi. E la stessa pseudo maledizione che colpisce la protagonista, metafora forse di una malattia venerea, non viene spiegata in alcun modo, alimentando così la sensazione che si possa ripetere inevitabilmente all’infinito.

Quello che invece è chiaro è come It follows sia un film che vuole distinguersi dalla massa, aprendo le danze con un bel pianosequenza e raccontando l’ansia e la psicosi come da tanto non veniva fatto.

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