Blue Ruin – Jeremy Saulnier (2013)

Un uomo vive per strada. Si lava quando, dove e come può. Mangia dove riesce. Dorme in macchina. Una macchina invecchiata male che sembra aver visto qualcosa di brutto del quale porta ancora i segni. Un senzatetto. Ma si intuisce che non è sempre stato così. Un tempo ha avuto una vita normalissima. Poi accadde qualcosa.

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Ma ora potrebbe nuovamente cambiare tutto. Sta per arrivare il giorno nel quale può fare quello che va finalmente fatto. E’ difficile però per una persona che non sa come si fa, che è estranea ad un certo tipo di mondo. Che sa cosa sta per fare, ma ne ignora le sue conseguenze.

Compiere alcune scelte per cercare in qualche modo di riavere indietro ciò che la vita ti ha tolto, può portarti a perdere sempre di più. Può farti perdere te stesso. Può trascinarti a fondo facendoti diventare simile a ciò che odi di più.

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Penso che qui si parli di questo. Di un argomento trattato da centinaia di film, ma affrontato questa volta in maniera sublime e drammaticamente realistica. Un argomento inquietante ma mostrato nella sua disarmante semplicità.

Jeremy Saulnier firma nel 2013 questo Blue Ruin, una dimostrazione delle direzioni che può prendere una vita in balia di sentimenti pericolosi.

Un film che non va spiegato ma visto e soprattutto vissuto, scena dopo scena, immagine dopo immagine. La pellicola è impreziosita da una recitazione ottima da parte di Macon Blair che rende impossibile non empatizzare con lui, salvo poi sentirsene in colpa. La fotografia è glaciale, con delle bellissime tonalità di blu e di verde (che a giudicare dalla sua filmografia, sembrano essere due colori molto cari al regista) che sono un vero piacere per gli occhi.

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La regia mai invadente e i movimenti di macchina curati e talvolta quasi impercettibili, non distolgono l’attenzione dello spettatore da ciò che viene messo in scena. Niente è mai sopra le righe, dalla recitazione alla messa in scena, dalla colonna sonora alla regia. E proprio questo rende ancora più terrificante la storia di Blue Ruin, un gioiellino da vedere con gli occhi e con la testa.

Saulnier sembra non voler smettere di trattare in maniera atipica e soprattutto personale argomenti e generi già ampiamente affrontati nel cinema. Lo farà anche nel 2015 con Green Room di cui parla (bene) Lucia nel suo Ilgiornodeglizombi.

 

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