Rivisto ieri Le Belve, film del 2012 per la regia di Oliver Stone. Ogni volta che Oliver Stone torna al cinema, inevitabilmente il pubblico si divide, ed è quello che è successo anche con questo film. Sicuramente le aspettative erano alte per i nomi in ballo. Blake Lively, Taylor Kitsch e Aaron Johnson, ma soprattutto Salma Hayek, John Travolta e Benicio Del Toro. Era certamente interessante scoprire in che modo sarebbe tornato sul grande schermo il regista di capolavori come Platoon, Wall Street e Natural Born Killers.

Il risultato è questo film, una storia di violenza e di droga, nella quale tre ragazzi uniti da un ménage à trois, che francamente poteva essere gestito meglio, si trovano loro malgrado invischiati in una guerra con dei pericolosi trafficanti.

Dal punto di vista narrativo, è interessante il contrasto tra la violenza brutale fra i due “schieramenti” e la storia personale dei protagonisti come il rapporto che si viene a creare tra Ophelia, una brava e bellissima Blake Lively ed Elena, crudele e senza scrupoli Salma Hayek.

Una fotografia dai colori accessi modernizza l’estetica di Oliver Stone da sempre orientata più verso il vintage che il tecnologico.

La sceneggiatura però a volte zoppica e alcune svolte appaiono un po’ prevedibili e banali (forse screzi tra Stone e gli sceneggiatori?), ma nel complesso la pellicola risulta tesa e coinvolgente fino all’epilogo. Epilogo che, a mio avviso, risulta essere la parte più debole dell’intera opera. Il doppio finale poteva essere una scelta interessante, ma lo spiegone con tanto di voce fuori campo è una cosa che sinceramente mal sopporto. Lo stesso meccanismo del “finto” finale è stato gestito molto meglio per esempio da un film con pretese ben più basse di questo. Il bel In the Deep, di cui ho già parlato.

Nel complesso il film risulta godibile, la violenza c’è, Stone inserisce al suo solito messaggi sottostanti quali la famiglia, l’ecologia e una riflessione sul proibizionismo, ma da lui ci si poteva legittimamente aspettare di più.

E’ un po’ la croce che si portano dietro i grandi artisti.

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