Passengers – Morten Tyldum (2016)

La nave spaziale Avalon sta viaggiando dalla Terra ad Homestead II con a bordo 5000 passeggeri e 258 membri dell’equipaggio. Il viaggio dovrebbe durare 120 anni ma “appena” 30 anni dopo la partenza un malfunzionamento fa risvegliare alcuni dei passeggeri costringendoli ad un convivenza forzata per tutto il tempo che resta loro da vivere.

In realtà l’avaria alla nave, causata dalla collisione con un meteorite, porta al risveglio di una sola persona. James “Jim” Preston, meccanico. Ripresosi dai postumi post-risveglio, cerca di capire come mai non ci sia altra anima viva (anzi, sveglia) oltre a lui ed interrogando i vari robot disseminati per la nave, viene a sapere la situazione. Sì è svegliato per errore 90 anni prima del previsto.

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Immediatamente cerca un modo per comunicare con la Terra, per lanciare un’ allarme, ma i tempi di risposta si rivelano inaccettabilmente lunghi. Passa il tempo e ogni tentativo di riparare il guasto e di rimettersi a dormire, si rivela vano. Trascorre in questo modo, più di un anno, arrivando alla conclusione che probabilmente la soluzione è solo una. Una vita completamente da solo, in un ambiente ristretto, lontano anni luce da qualcosa che si possa definire “casa”, non vale la pena di essere vissuta.

E’ proprio questo però il momento nel quale si accorge di Aurora Lane, la meravigliosa giornalista interpretata da Jennifer Lawrence che, come tutti gli altri oltre 5000 passeggeri sta continuando a dormire ignara di tutto. In breve tempo, James reperisce tutte le informazioni che può su Aurora e finisce irrimediabilmente per innamorarsene. E’ a quel punto che gli viene l’idea. Sa che è sbagliato e che non può assolutamente costringere una persona a trascorrere con lui quel lunghissimo arco di tempo contro, o meglio indipendentemente, dalla sua volontà. Cestinando qualsiasi sua aspettativa sul futuro, bruciando ogni sogno che la aveva spinta ad imbarcarsi. Ci pensa per mesi e mesi e alla fine lo fa. Ovviamente senza farsi vedere e lasciandole intendere che anche per lei si sia trattato di un guasto.

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Finiranno chiaramente per innamorarsi e trascorrere più o meno serenamente del tempo insieme. Almeno fino a quando lei non scoprirà la verità.

Passengers, è un film tutt’altro che perfetto, probabilmente proprio sbagliato per molti aspetti. Per esempio nella prima parte, l’alternanza tra ironia e ansia non mi è sembrata particolarmente riuscita ed in generale la sensazione è quella di un film che non sa bene che direzione deve prenderla e molto probabilmente decide di non prenderne nessuna. I colpi di scena sono tutti abbastanza telefonati e il finale non è propriamente imprevedibile.

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Ma il nodo in gola dall’ inizio alla fine della film ce l’ho avuto. Probabilmente per i temi trattati. Vedere buttate via le proprie aspettative, i propri sogni,  essere intrappolati in una vita che non si è mai desiderata, rifugiarsi in una relazione tenuta in piedi forse più dalla paura di rimanere soli che dall’amore stesso. O forse l’amore è proprio paura di vivere da soli, non so. Comunque questi argomenti devo dire che mi toccano abbastanza e quindi sono passato sopra a diversi difetti del film. Uno in particolare abbastanza imbarazzante per quanto mi riguarda. Un brutto errore in fase di scrittura, del tutto immotivato, ma vabbè.

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Probabilmente i film si possono guardare con occhi diversi, e con gli occhi con i quali ho visto Passengers,  si va oltre le imperfezioni superficiali e si da ascolto solamente alle sensazioni. Che poi forse sono gli unici occhi con i quali si dovrebbero guardare i film. E le ragazze. E i bambini. E il mondo fuori dalle finestre.

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4 thoughts on “Passengers – Morten Tyldum (2016)

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  1. Ciao, non ho mai commentato le tue rencensioni, ma ne ho lette alcune. Io vedo sempre i film in ritardo e li recensisco (diciamo che ne scrivo qualcosa…) molto tempo dopo l’uscita.
    Mi ritrovo in quello che hai scritto.
    Per curiosità, qual è l’errore di scrittura imbarazzante? Per la verità ce ne sono molti, ma così mi fai pensare a qualcosa di clamoroso.

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    1. Ciao, guarda mentirei se dicessi di ricordarmi perfettamente a cosa mi riferivo quando ho scritto la recensione, ma penso riguardasse la funzione “resuscita” nella cabina medica. Poco prima era morto il tecnico senza che nessuno facesse granché per salvarlo, quando bastava premere un pulsante?

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      1. In effetti quella parola “resuscita” scritta sul monitor mi ha fatto alzare un sopracciglio. Anzi, me li ha fatti alzare entrambi! Magari potevano scrivere “rianima”, che è un po’ più coerente (anche se non si capisce come Jim potesse essere sopravvissuto a quella specie di scarica di… “roba” uscita dal reattore dell’astronave).
        Però quando il tecnico è nella cabina, mi pare che la macchina precisi che sono presenti troppi danni fisici per poter intervenire. Comunque questo è proprio uno dei passaggi in cui la scrittura si perde scrivendo cose che con un po’ più di attenzione potevano essere un pelo più credibili.

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